Da IPSOA Quotidiano – 11 febbraio 2021

Assonime ha pubblicato la circolare dal titolo “La nuova disciplina sulla sospensione degli ammortamenti delle immobilizzazioni”, con cui illustra la disciplina civilistica e fiscale relativa alla sospensione degli ammortamenti. La nuova disciplina è stata introdotta dalla legge n. 126/2020 in sede di conversione del decreto Agosto (D. L. n. 104/2020). Essa prevede che i soggetti che redigono il bilancio secondo la disciplina contabile nazionale possono non effettuare in tutto o in parte l’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali con il conseguente prolungamento del piano di ammortamento originario di un anno.

Sospensione degli ammortamenti
La crisi generata dalla pandemia da COVID-19 sta avendo degli impatti economici assolutamente rilevanti per il mondo delle imprese. La significativa contrazione dei ricavi dovuta non solo al blocco dell’attività economica ma anche a una riduzione della domanda di beni o servizi prodotti può avere importanti ripercussioni sulla situazione patrimoniale e finanziaria e sul risultato economico dell’esercizio nonché sui possibili effetti civilistici che ne conseguono come ad esempio il peggioramento dei rating economico-finanziari così come all’incidenza delle perdite sul patrimonio netto.
La normativa per attenuare gli impatti negativi, ha previsto quindi che i soggetti che non adottano i principi contabili internazionali possono non effettuare fino al 100% dell’ammortamento annuo del costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali.
La quota di ammortamento non effettuata è imputata al conto economico dell’esercizio successivo, prolungando il piano di ammortamento originario di un anno, sarà comunque necessario destinare a una riserva indisponibile l’ammontare corrispondente alla quota di ammortamento non effettuata.

 

Cespiti coinvolti
La previsione normativa riguarda in termini generali le immobilizzazioni materiali e le immobilizzazioni immateriali ma non ha precisato se la sospensione degli ammortamenti debba necessariamente riguardare intere classi di immobilizzazioni o possa essere applicata anche a singoli cespiti.
Assonime evidenzia che la deroga all’obbligo di ammortamento può trovare una giustificazione in tutti i casi in cui vi è una mancata o ridotta utilizzazione di singoli beni o classi di beni, anche quando la prassi contabile imporrebbe comunque l’ammortamento del bene. Sostiene altresì che le società sarebbero libere di utilizzare la deroga in esame anche quando ciò non si fonda sul minor utilizzo di un singolo bene o di una classe di beni ma deriva in senso più ampio dal fatto di aver subito, a livello economico, gli effetti negativi della pandemia da COVID-19.
Questa linea interpretativa sembra essere anche quella seguita dall’OIC secondo cui tra le ragioni che possono indurre una società ad avvalersi della deroga rientrano tanto la chiusura parziale dello stabilimento quanto l’intento di ridurre o evitare una perdita operativa registrata per effetto della pandemia.
Rientra dunque nella discrezionalità tecnica del redattore del bilancio ricorrere alla sospensione degli ammortamenti, quando vi siano situazioni che attestino, anche in termini generali, l’impatto negativo sull’operatività dell’impresa derivante dal COVID19.

Informazioni in nota integrativa
La disciplina sulla sospensione degli ammortamenti deve essere completata con gli aspetti di trasparenza informativa da assolvere in bilancio. Infatti, chi opterà per la sospensione dovrà darne conto nella nota integrativa, indicando, conformemente a quanto stabilito dall’OIC:
– su quali immobilizzazioni e in che misura non sono stati effettuati gli ammortamenti;
– le ragioni che hanno indotto ad avvalersi della deroga;
– l’iscrizione della riserva;
– l’influenza sulla rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria e del risultato economico dell’esercizio.
Con riferimento alle indicazioni sulle ragioni della deroga, Assonime ritiene che nella nota integrativa debbano essere indicati alcuni sintetici cenni sulle motivazioni poste alla base della scelta, non apparendo necessaria un’illustrazione analitica delle ragioni della deroga.
Per quelle società che non redigono la nota integrativa, in quanto rientrano micro-imprese, le informazioni dovranno essere indicate in calce allo stato patrimoniale.

Disciplina fiscale
Assonime rileva che l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la “norma raccorda, da un punto di vista fiscale, la facoltà riconosciuta in sede contabile prevedendo, in particolare, che la mancata imputazione a conto economico nel 2020 della quota di ammortamento non influisce sulla deducibilità fiscale della stessa, la quale resta confermata a prescindere dall’imputazione a conto economico”. Sembrerebbe quindi che l’Amministrazione finanziaria propenda per ritenere che l’ammortamento, pur quando venga sospeso per il 2020, debba essere comunque effettuato ai fini fiscali.
Se così fosse, il punto andrebbe meglio chiarito esplicitando questa posizione in un formale documento di prassi in quanto la deduzione extracontabile obbligatoria della quota di ammortamento relativa al 2020, determina un disallineamento tra valore contabile e valore fiscale del bene tale da richiedere lo stanziamento di imposte differite passive, ossia delle imposte corrispondenti alla quota di ammortamento contabile non stanziata in bilancio che dovrà essere ripresa a tassazione in futuro, al momento del suo transito a conto economico.
Il beneficio in termini patrimoniali sul bilancio 2020 derivante dal mancato stanziamento delle quote di ammortamento non risulterebbe pari all’importo delle quote sospese, ma sarà costituito da tale importo al netto delle imposte differite passive da stanziare contestualmente in bilancio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *